agricoltura naturale


L’arte di coltivare lasciando fare alla terra
L’agricoltura sinergica è un metodo di coltivazione elaborato dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip. Si basa sul principio, ampiamente dimostrato dai più aggiornati studi microbiologici, che, mentre la terra fa crescere le piante, le piante creano suolo fertile attraverso i propri “essudati radicali”, i residui organici che lasciano e la loro attività chimica, insieme a      microrganismi, batteri, funghi e lombrichi.

I prodotti ottenuti con questa pratica hanno una diversa qualità, un diverso

sapore, una diversa energia e una maggiore resistenza agli agenti che portano

malattie; attraverso questo modo di coltivare viene restituito alla terra, in termini energetici, più di quanto si prende, promuovendo i meccanismi di autofertilità del suolo e facendo dell’agricoltura un’attività umana sostenibile.

E’ una rivoluzione………..il terreno non si lavora
L’agricoltura sinergica, nasce con la permacultura, grazie alle osservazioni

di un australiano Bill Mollison negli anni 70; studiando i comportamenti entropici del bosco, arrivò alla conclusione che le energie uscenti (sole, vento, flora fauna ecc.) erano maggiori delle energie entranti e pertanto si era in presenza di un sistema produttivo efficiente; guarda caso il bosco nasce  si

sviluppa e si mantiene senza l’intervento dell’uomo. Ed ecco che si sviluppa un modo di percepire e di pensare rivoluzionario, lavorare con la natura conviene, tutti gli sforzi per dominarla determinano sforzi enormi e….disastri. Il suolo è un organismo vivente; passeggiate in un bosco, osservate il terreno, annusatelo, ascoltate e vi renderete conto di quanta vita

c’è, fate la stessa cosa su un terreno lavorato e avrete tutta un’altra percezione…………perché… Nella superficie del suolo lavorano miliardi di microrganismi aerobici (vivono in presenza di ossigeno),  nello strato sottostante lavorano altrettanti microrganismi anaerobici (vivono in assenza di ossigeno), per mezzo di una serie complessa di processi sono questi microrganismi che vanno a formare l’humus, sostanza che regola lo scambio degli elementi nutritivi fra il suolo e le piante; a questo processo poi concorrano altri organismi come i lombrichi e  funghi. Si intuisce che rivoltando il terreno, la fauna e flora muoiono, la rete micelica (funghi) viene distrutta, si interrompono tutti quei processi che creano la fertilità. Nel bosco il terreno non è lavorato eppure le piante nascono e si sviluppano in armonia ed equilibrio fra loro e con tutti gli altri elementi circostanti.

L’orto sinergico un laboratorio di vita
Vivere un orto sinergico è un’esperienza meravigliosa, ti permette di entrare in contatto con i processi profondi della  atura, di percepire la ricchezza che ci circonda di riacquisire il valore del nostro tempo e del nostro ruolo che dovrebbe essere quello di andare incontro alla vita in modo semplice senza l’assillo di dover dominare gli eventi.
Come si costruisce
In agricoltura sinergica, la coltivazione degli ortaggi si effettua su grandi aiuole rialzate che svolgono numerose funzioni, tra cui quella di limitare i camminamenti destinati al passaggio di uomini e mezzi, in modo da non compattare il terreno. La larghezza consigliata per le aiuole sono di 1,20 m, per la lunghezza non ci sono limiti, ma è necessario ricavare dei passaggi ogni 4 – 5 metri. L’altezza va da 30 a 40 cm, altezze maggiori riducono la superficie coltivabile. Quando non si usano mezzi meccanici, l’interfila consigliata è di 50 cm, nel caso opposto la larghezza dell’aiuola e dell’interfila saranno determinate dalle dimensioni del trattore. La forma delle aiuole può essere rettilinea, curva o a mandala, purché si rispettino i rapporti tra larghezza e altezza delle aiuole. Se infatti sono troppo strette, si accentuano gli sbalzi climatici, si ha meno spazio a disposizione e occorrono più passaggi del necessario. L’aiuola sinergica si prepara con il terreno del posto e nel caso questo sia povero di sostanza organica si può aggiungere compost o letame poco maturo,  incorporandoli in modo superficiale.                                                                           La sinergia
La progettazione permaculturale si basa sul principio di osservare ed usare modelli naturali, al fine di ottenere il massimo dei risultati con il minimo intervento umano; a tal fine oltre a non disturbare le attività microbiologiche del suolo non lavorando il terreno, l’orto sinergico deve essere sempre coperto da sostanze vegetali (pacciamatura), usando sottoprodotti agricoli, quali paglia, trucioli di legno, vinacce ecc.; tali materiali ricchi di carbonio, verranno decomposti dalla flora-fauna batterica e andranno a fertilizzare il suolo con processi stabili e duraturi, la pacciamatura inoltre limita la diffusione di erbe infestanti mantiene l’umidità e protegge piante e semi dagli sbalzi di temperatura. Al momento della raccolta, le piante non si estirpano, ma si recidono al colletto, alcune piante, tipo insalate ricrescono, e comunque la necrosi degli apparati radicali concorrono ad apportare sostanza organica al suolo, con effetti migliorativi non solo nutrizionali ma anche sulla sua struttura. In natura, le piante hanno sviluppato straordinarie
relazioni di cooperazione e di simbiosi fra di loro. Gli attacchi patogeni distruttivi, sono una prerogativa delle monocolture, dove non c’è biodiversità, in natura una piccola percentuale di una popolazione vegetale viene attaccata e di solito gli individui più deboli; pertanto nell’orto sinergico, c’è una particolare attenzione alla consociazione delle piante, ad esempio il rosmarino terrà lontana la “cavolaia” proteggendo così i cavoli, il pomodoro proteggerà i fagioli dalla “mosca”, il tagete tiene lontano una grande varietà di insetti nocivi ecc. L’attenzione negli orti sinergici non si limita ad osservare quello che succede sopra il terreno, ma soprattutto quello che succede sotto il suolo; è sotto che avvengono tutti i fenomeni che rendono più
o meno fertile un terreno, dove si forma l’humus e quindi avvengono tutti gli
scambi di nutrienti; un ruolo importantissimo lo svolgono gli apparati radicali, i quali per mezzo di sostanze chimiche (essudati radicali), esplorano
il terreno, per guidare le radici alla ricerca dei nutrienti (allelopatia), questo fa si che in un terreno dove convivono più famiglie di piante, gli apparati radicali creano un sistema omogeneo e continuo, nel caso di una concentrazione di piante della stessa famiglia, gli apparati radicali risultano poco estesi e sviluppati. Pertanto nell’orto sinergico, in ogni aiuola, ci sono sempre almeno tre famiglie di piante, almeno una è una leguminosa; le leguminose hanno la proprietà di fissare l’azoto nel terreno grazie ad un enzima (rizobium leguminosa rum) che vive in simbiosi negli apparati radicali. Un orto sinergico, quindi non si lavora il terreno, non si concima, non si tratta con fitofarmaci.

5 risposte a “agricoltura naturale

  1. l’idea (un po meno la pratica) è buona. Mooolto teorica. ciao

    • Ciao Givo, ti ringrazio per l’attenzione, io mi chiamo stefano e da alcuni anni mi occupo di agricoltura sinergica a livello amatoriale; la tua reazione di scettiscismo è naturale, anche io quando ad esempio ho sentito dire per la prima volta che c’erano tecniche di coltivazione che non prevedevano lavorazioni del terreno, ho pensato subito…non è possibile, tra l’altro la mia formazione scolastica è agronomica; però poi ho riflettuto, sono andato a toccare con mano chi aveva questi tipi di orto e da tre anni ho convertito il mio e ti posso assicurare che i risultati sono sorprendenti, ed andando a vedere più da vicino i meccanismi che regolano la fertilità del suolo, si capisce che l’agricoltura naturale ha solide basi scientifiche, non c’è niente di empirico.
      Ti saluto e nel caso tu voglia avere ulteriori informazioni, sarò felice di dare un piccolo contributo.

      a presto

  2. Ciao, ho finalmente scoperto come si chiama quello che faccio da diversi anni, “orto sinergico”, condivido quello che scrivete, non solo, nel mio credo contribuisca in maniera forte il fatto che uso acqua del vicino ruscello, probabilmente molto ricca di sostanze importanti. L’ altra cosa è che nel mio orto vivono in simbiosi anche piccoli animali come ramarri, lucertole, orbettini, qualche vipera, anche loro fanno la loro parte in questo magnifico ecosistema. Renzo

  3. Leggendo dell orto sinergico mi sembra di capire che per una buona riuscita, sia necessaria una bella esperienza ! Li dove dite che il terreno non va lavorato ne concimato,mi viene da pensare che x dei buoni risultati bisogna creare un ambiente x la crescita della pianta avendo delle nozioni di cui non tutti sono dotati.mi sembra che sia più facile un orto tradizionale ma vorrei sbagliarmi !!!! Grazie dei consigli Nadia

    • Ciao Nadia, gli orti sinergici fanno parte dell’agricoltura naturale, il concetto è quello di lavorare con e non contro la natura, il tutto è partito negli anni settanta in Australia con la permacultura, ma anche in Giappone con Fukuoka; in natura uno dei sistemi più efficienti è il bosco, il quale si forma e arriva a maturazione, quindi in equilibrio, questo tipo di ecosistema, che è molto complesso, avviene senza l’intervento dell’uomo ed è dall’osservazione del bosco che si è arrivati a pensare che le lavorazioni dei terreni ed il loro compattamento sono azioni dannose e che richiedono molta energia, si è notato poi che un luogo dove c’è molta biodiversità (quindi non monocoltura) le piante sono meno soggette ad attacchi parassitari; coltivare un orto sinergico non è difficile, occorre un pò di esperienza e tanta passione, quello che cambia radicalmente è il modo di vedere le cose e in questo è utilissima la permacultura che ti potrà aiutare non solo ad approcciarti in maniera diversa alla produzione del cibo, ma anche in tutti gli altri aspetti della nostra vita.
      Ti saluto e sarò felice di darti altre informazioni

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